- Claudio Abate
-
Claudio abate
Claudio Abate mostra un precoce interesse per il mondo dell’arte e della fotografia. Comincia a lavorare molto presto e già a 16 anni collabora con la Press Service Agency.
Dal 1961 al 1963 lavora come assistente di Eric Lessing, tra i fondatori dell’agenzia fotografica Magnum, al Life Magazine.
Agli inizi degli anni Sessanta inizia a documentare quella pagina culturale romana connessa all’attività dei più importanti luoghi di incontro e gallerie dell’epoca. Partecipando attivamente al clima di quegli anni le sue fotografie oltre ad essere l’unico e prezioso documento di quegli eventi, di cui altrimenti non sarebbe rimasta traccia, diventano emblema del periodo. Riesce a cogliere in un'unica immagine complesse opere ambientali che difficilmente potrebbero essere ricondotte ad un unico punto di vista.
Queste fotografie in anni recenti sono state esposte all’Accademia di Francia, Villa Medici, in una mostra interamente a lui dedicata “Venti anni in atelier”, 2001.
Nel 1993 partecipa alla Biennale di Venezia invitato da Achille Bonito Oliva, espone nel 2002 al Museo d’Arte Contemporanea di Belgrado e nel 2004 alla House of Photography di Mosca. Il MACRO-Museo d’Arte Contemporanea di Roma ha ospitato una mostra personale nel 2002 - 2003, esponendo le fotografie della scena artistica degli ultimi 30 di attività.
Collabora con numerose riviste tra cui "Sipario", "Domus", "Carte Segrete", "Metro" e "Flash Art".
Negli ultimi anni la sua ricerca artista l’ha condotto a sperimentare alcuni lavori eseguiti in camera oscura con la complicità degli artisti, gli stessi di cui per anni ha fotografato le opere
-
-
Nino Migliori
-
Irina Ionesco
IRINA IONESCO
La Ionesco è creatrice e interprete di un'immagine femminile decadente e fatale, talvolta barocca, altre volte sintetica.
Figlia di una fotografa romeno-francese, fin da bambina,
fu uno dei soggetti preferiti della madre, i cui scatti spesso avevano tematica erotica o glamour e furono oggetto di numerose critiche, sia da un punto di vista morale, che legale, fin dai primi anni settanta.
-
Hèlenè Launois
HÈlenÉ Launois
Hélène Launois ha creato opere molto originali e affascinanti con oggetti luminosi creando dei dipinti elettrificati, installazioni luminose, quadri elettrici.
La sua produzione si basa sulla associazione tra pittura, collage, luce elettrica e slogan pop. Mettendo in gioco questi elementi, lascia arricchire lo spazio per creare questi lavori stravaganti ed originali, per deliziare i nostri occhi, stimolando
la nostra percezione ed esaltando l’arte delle luci.
-
Paolo Bielli
PAOLO BIELLI
L’arte di Paolo Bielli ha due volti: quello di un erotismo giocoso, che smitizza la sessualità attraverso l’ironia e un aspetto più pericoloso, violento, perturbante, rappresentato dal coltello, fil rouge delle opere pittoriche realizzate negli ultimi anni.
Questo elemento assurge a simbolo di una sofferenza connaturata all’essenza stessa delle cose, metafora di amore tagliente, dolce e acuminato, dapprima conficcato nelle figure umane, come sublimazione di amore omicida, per poi essere sovrapposto a tappezzerie e carte da parati, divenendo infine parte integrante della materia pittorica.
-
Felipe Aguila
-
Alessandro Bulgini
Alessandro Bulgini
L'opera di Alessandro Bulgini cerca l'essere e l'apparire laddove sembrano assenti.
Il celamento risponde all'esplorazione di una “imago” che appare scomparendo e scompare apparendo per mezzo della luce. Bulgini marca la segretezza di un corpo che sconfina la conoscenza di se stesso nella penombra, verso quel non-visto che mantiene sempre un margine di libertà. Pertanto, la sua opera è tesa a nominare una realtà “eretica”, segnata da fughe nell'antro del mistero.
-
Pietro Paolo Pinna
-
Lisetta Carmi
Lisetta Carmi
Lisetta Carmi ha avuto un ruolo importante nella fotografia italiana per la maniera insolita, e fuori dai canali ufficiali, di indagare il tessuto sociale con lo sguardo curioso ed intenso
di una personalità forte ed affascinante.
Genova ed i suoi travestiti emergono con tutta la loro forza,
con spietata e graffiante realtà, negli scatti esposti nella galleria.
Alla fine degli anni 60 nei carruggi della città dove si consumava il contesto quotidiano fatto di gesti riservati, di dialoghi intimi, di attese e di speranze, rivelano inaspettatamente una forte umanità che la Carmi ha saputo carpire così da far diventare unico il suo lavoro.
Lisetta Carmi è nata a Genova il 15 febbraio 1924 dove è vissuta dedicandosi prima allo studio della musica poi alla carriera di concertista che abbandona nel 1960 scegliendo di scendere in piazza con i portuali, colpita dai disordini scoppiati
contro la svolta a destra del governo Tambroni. Comincia ad interessarsi alla fotografia e inizia l’attività professionale lavorando per il teatro Duse di Genova. Fa reportage vendendo i propri servizi ai giornali senza dipenderne: documenta la
vita dei portuali, il mondo dei travestiti ai quali dedicherà un volume fondamentale e la Genova borghese attraverso le sculture del cimitero di Staglieno. Vive a Costernino.
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascon i fiori Fabrizio De Andre’.
-
Mario De Biasi
MARIO DE BIASI
“Ha fotografato rivoluzioni e uomini famosi, paesi sconosciuti. Ha fotografato vulcani in eruzione e distese bianche di neve al Polo a sessantacinque gradi sotto zero. La macchina fotografica fa parte ormai della sua anatomia come il naso e egli occhi”.
Ha scritto di lui Bruno Munari
Mario De Biasi è un grande maestro della fotografia italiana con una copiosa ed infinita produzione. Non appartiene a nessuna scuola o gruppo teorico concettuale eppure il suo lavoro è così fortemente caratterizzato. Molti riconosceranno le immagini di alcune sue foto famose come “Gli italiani si voltano” Milano, 1954 in cui la sconosciuta modella Moira Orfei, presa di spalle mentre si avvia all’ingresso della galleria, viene ritratta sotto gli sguardi attoniti e ammutoliti di uomini di fronte alla sensuale bellezza che avanza. E’ l’immagine/metafora per eccellenza dell’Italia, poco prima del boom, che sta cambiando gli stili di vita e muta i suoi valori, è l’immagine del passaggio di un’epoca all’altra, che ben sintetizza, in un solo scatto, eccellenze italiane fatte di cinema, moda e design, è la foto utilizzata come manifesto/emblema della mostra
del 1994 “The Italian Metamorphosis, 1943 – 1968” al Guggenheim Museum di New York.
-
Greta Frau
GRETA FRAU
istGreta Frau nasce a Colonia nel 1942 da una famiglia altoborghese ma non ci sono documenti che l’attestino.
Nel 1987 è una ricercatrice in microbiologia che durante un viaggio in Sardegna rimane paralizzata agli arti inferiori in un terribile incidente. Decide di rimanere nell’isola che l’ha voluta trattenere e da allora si dedica all’ammirazione della Bellezza,
il principio assoluto del cosmo e decide di diffondere questa
sua filosofia attraverso la Classe della Trance.
Secondo alcuni, Greta Frau non esiste e nasconde invece un altro artista; altri sostengono che sia solo
una trovata di galleristi e critici per facili colpi di mercato
-
Pertti Kekarainen
Pertti Kekarainen
Pertti Kekarainen, nato nel 1965 ad Oulu - Finlandia, è tra i principali rappresentanti della “Helsinki
School”, scuola di fotografia artistica contemporanea, fondata nel 1995 da Timothy Persons.
L’obiettivo e segno della scuola è quello di rappresentare gli aspetti invisibili ma duraturi della
realtà
-
Massimo Listri
massimo listri
La fotografia di Listri?
Un passo indietro: l’arte è l’artificio per eccellenza;
la pittura, la scultura e anche l’architettura,
andando oltre la realtà, diventano una versione del vero maturata dentro il cervello e il cuore dell’artista.
Listri, parte da una fotografia oggettiva di interni inquadrati con occhio clinico, per sfociare poi in uno studio metafisico in cui vengono coniugate verità grazia e geometria.
-
Paolo Maione
Paolo Maione
Maione mescola le radici popolari alla nobile storia delle arti decorative, facendo dialogare la tradizione dei laboratori e
delle botteghe con un’indubbia modernità di segno. Maione è senz’altro un autore comico: figura simbolo, sorta di sua griffe portafortuna, è l’asino, protagonista di buona parte delle sue “storiette”, divertendosi a calarlo in situazioni “buffe”,
tra giochi di parole, sghembi qui pro quo, equivoci, nonsense,
di cui i titoli delle opere rappresentano un adeguato campionario.
L’asino è l’antieroe per eccellenza: cocciuto, goffo, testardo, sgraziato, eppure capace di interpretare lucidamente la natura umana.
-
Ettore Mocchetti
-
Giacomo Piussi
-
Denis Santachiara
denis santachiara
Realizza opere al confine tra arte e design che vengono
fin da subito esposte alla Biennale di Venezia, a Documenta 8 di Kassel, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma.
www.denisantachiara.it
-
Sandro Mazzucato
sandro mazzucato
La tela, il sacco, è il materiale usuale per l’artista fin da piccolo quando prendeva parte al lavoro contadino. Agganciando i sensi al sacco, all’odore, alla trama grezza, alla varietà delle tonalità del colore, alla sua forza naturale si evoca il ritorno all’originalità della vita e la sua continuità.
-
Pino Settanni
pino settanni
Pino Settanni inizia a fotografare nel 1966 nella Puglia in cui è nato. Vive e lavora a Roma dal 1973.
Fotografo difficile da incasellare in uno schema tradizionale, è noto per i suoi ritratti di personaggi famosi ed illustri come Marcello Mastroianni, Robert Mitchum, Federico Fellini, Rita Levi Montalcini, Italo Moscati, per i “Ritratti in Nero”, per la serie dei “Tarocchi”, quella dello “Zodiaco” e per la serie dei “Vizi Capitali”. “L’Alfabeto dei Francesi a Roma”, è stato il primo lavoro commissionatogli da un museo: la MEP Maison Europèenne de la Photographie di Parigi nel 1996.
Dal 1998 al 2006, fotografa, al seguito dell’Esercito Italiano, citta’ ferite dalla guerra, come Mostar, Sarajevo, Pec, Kabul…
Instancabile sperimentatore, incuriosito dalla magia delle nuove tecnologie, elabora al computer alcune delle immagini dell’Afghanistan regalandoci di quei luoghi, una sua personale e affascinante interpretazione. Altrettanto conosciute sono le sue elaborazioni grafico-pittoriche, iniziate trent’anni fa con la serie dei “Voligrammi” (diagrammi di volo) e dal 1995, con la serie “Archeologia del Futuro” attraverso la quale, mediando fra pittura e fotografia, immagina come potrebbero essere ritrovate le stampe fotografiche in un lontanissimo futuro. Con i panni stesi, fototele colorate a mano, vince il premio Lubiam nel 1982.
Nel libro: “La memoria le immagini”, quarant’anni del suo lavoro sono raccontati attraverso una lunga intervista di Giampiero Mughini e 150 fotografie.
È invitato alla Quadriennale di Roma per Proiezioni 2000 con un lavoro di grandi dimensioni dal titolo: Le tre eta’ della donna.
Nello stesso anno, pubblica il suo sito web ,“un libro on-line”, visitato da migliaia di appassionati e addetti ai lavori.
-
Araki
ARAKI
Nasce a Tokio nel 1940 dove vive e lavora, e dove è ambientata la sua opera fotografica. Poeta dell’erotismo è il fotografo giapponese più provocatorio e dissacrante, apprezzato da collezionisti di tutto il mondo.
La sua ricerca è complessa, multiforme ma nello stesso tempo caratterizzata da una forte presenza scenica che la rende unica. Concentrata nella rappresentazione simbolico-rituale della sessualità, la sua arte è ricca di sfumature: la plasticità dell’amplesso, il volto delle donne, la bellezza cromatica dei fiori, in tutte queste variazioni di contenuti e forme, Araki trova il modo di confrontarsi con le tematiche a lui più congeniali, l’amore, il sesso, la femminilità. L’azione creativa di Araki è continua, insistente ed energica.
La sua bulimia nei confronti dell’immagine è riscontrabile nel suo metodo di lavoro, assolutamente ritmico e voracissimo. In tal senso, la serie delle polaroid a colori, mosaico fittissimo di piccole opere autonome, può essere considerata la parte più spontanea di tutta la sua arte, un variegato e parossistico universo visionario che riguarda sentimenti profondi nei riguardi delle donne. Nude e legate, messe in posa, le modelle di Araki possiedono una forza iconica, plastica ed estetica che si manifesta nella delicatezza delle linee del corpo e nell’espressività del viso. La sessualità che le vede coinvolte non è mai violenta e prevaricatrice, neanche nelle situazioni di bondage feticistico e sadomasochistico.
Anzi, tutto è avvolto in una rappresentazione di altissima poesia visiva.
-
Olimpia Orsini
Olimpia orsini
Laureata in psicologia, ha conseguito un master in scenografia a New York. È un’interior designer molto ricercata, alla quale il mensile AD ha dedicato diverse copertine ed articoli. Per lei la contemporaneità è gioco e colore, è mescolanza e rappresentazione del bambino che c’è in ciascuno di noi.
Ama gli oggetti di design, la fotografia, la pittura purché
suscitino emozioni.
Si considera una viandante dell’arte.
www.olimpiaorsini.it/
-
Nicola Bolla
NICOLa bolla
Le sue sculture, serie Vanitas, riproducono l’effimero nell’arte (o anche l’inutilità delle opere d’arte) e sono oggetti comuni rivestiti di Swarovski.
-
Massimiliano Adami
Massimiliano Adami
Dal frammento all'oggetto, dalla materia alla forma, sulle tracce della cangiante ricerca di un designer contemporaneo. Appartengono alla sua collezione oggetti capaci di transitare liberamente dal mondo del design a quello dell'arte, vere e proprie sculture e nello stesso tempo arredi utili.
-
Giampiero Fanuli
GIAMPIERO FANULi
Gianpiero Fanuli (Mesagne, 1977) cerca nel suo lavoro la plasticita' e l'equilibrio dello spazio per provocare una suggestione,un'atmosfera. L'elemento umano e' un relais tra la foto e l'osservatore, una presenza che spinga ad entrare nel paesaggio.Il colore vagamente retro' e' necessario per ottenere una sottile linea di straniamento per interpretare la realta a cui siamo legati e cercare di crearne una nuova.
-
Mataro da Vergato
Mataro da Vergato
L'artista Mataro da Vergato, nome d'arte che gli viene dato
dal nonno paterno e dal paese dove è nato. Ha avuto tante esperienze artistiche in Italia e all'estero come performer,
nei prima anni '90, e dopo un periodo di vita a New York, l'incontro fondamentale con il computer.
Inizia così una personale ricerca di relazione tra la fotografia, coltivata già dagli anni degli studi, e il computer, mezzo appena apparso sulla scena mondiale. Un ritorno alla rappresentazione pittorica della realtà come nell'arte del passato ma attraverso un processo tecnico e creativo assolutamente contemporaneo ed attuale. Tutte le opere a tiratura limitata sono sotto resina o plexiglas.
-
Massimiliano Bertolino
MASSIMILIANO BERTOLINo
Bertolino Massimiliano nasce a Formia (LT) il 2 febbraio 1972, si diploma all'Istituto d'arte di Cascano e nel 2005 consegue il diploma di tecnico pubblicitario presso l'ILAS di Napoli.
Negli anni tra il 1999 e il 2009 lavora per l'agenzia pubblicitaria, specializzata nel campo della moda Baxter & Sparice, ricoprendo il ruolo di creativo.
La realizzazione delle campagne pubblicitarie gli offre l'occasione di collaborare e di confrontarsi con fotografi a livello internazionale.
Negli ultimi anni avverte l'esigenza di esprimere la sua creatività attraverso la realizzazione di opere innovative che cercano di rielaborare il passato che vive nel nostro presente.
Le sue opere nascono da un bisogno interiore, si avvalgono della tradizione per caricarsi di significati emotivi e per rappresentare il disagio dell'uomo contemporano, esorcizzandolo rendendolo visibile a tutti.
Nel maggio del 2009 partecipa alla mostra collettiva in occasione dell'evento "maggio dei monumenti aperti" tenutasi a Palazzo Venezia di Napoli.
Nel luglio del 2009 espone le sue opere presso l'associazione culturale "La luna nel bicchiere" a San Martino, curata da Maria Bavarese e Steffen Wagner.
Nel 2010 la lampada da lui progettata <P-Light> viene esposta alla Fiera di Milano e nel giugno dello stesso anno viene utilizzata nell'allestimento della mostra collettiva tenutasi presso le scuderie del Palazzo Ruspoli in Roma.
-
Sergio Trevisan
SERGIO TREVISAN
Sergio Trevisan è l'artista più giovane della scuderia One Piece, ma ha già alle spalle una personale nella sala comunale di Codenghe, un'esposizione alla Permanente di Milano e la partecipazione alla collettiva "GeneratiON 80" presentata dalla galleria ModenARTE come evento parallelo alla 53esima Biennale di Venezia.
La sua arte è concettuale, le sue opere autoreferenziali, ma non eludono la forma nell'atto espressivo, semmai è dalla loro chiara comprensione che si attiva il dialogo. L'oggetto in sè è già un "pensiero pronto all'uso", un ready made mentale, come il grosso cubo di marmo incartato in nastro rosso (More), che impone allo spettatore di trovare risposte a delle domande che creano quello stesso senso di soffocamento e di impotenza a cui allude il titolo della mostra.
L'artista nei suoi lavori traccia possibili percorsi che conducono ad una visione cosciente e reale della condizione umana e ci mette di fronte alla consapevolezza di come tutto sia provvisorio e soggetto a cambiamento. Il tema della vanitas cambia di segno, non è più legato al vincolo formale del teschio, ma prende la forma di una bara in plexiglass riempita di terra che sembra ammonirci: "tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto"
L'uomo, in preda ad una crisi totalitaria e totalizzante che scivola subdolamente da un piano economico ad uno esistenziale, si sente oppresso, intrappolato. Ma sia che decida di avere un atteggiamento titanico di fronte alla vita, sia che decida di darci un taglio di gordiana memoria, uno solo e insindacabile è il destino a cui va incontro: la morte. Ne "Il suicidio", un manichino dalla testa di scimmia si punta una pompa di benzina alla tempia togliendosi la vita " attraverso l'arma più pericolosa in assoluto: il progresso"
-
Antonio Cagianelli
-
Marco Barbon
Marco Barbon
Senza Peso
a cura di Olimpia Orsini
Marco Barbon è un artista che espone l'effimero per gli occhi, tutto ciò che può sparire in qualsiasi momento, glorificando il qui e ora al suo grado zero. Ѐ un maestro della chance, dell'occasione irripetibile da cogliere "in volo".
Cattura istanti unici che potrebbero nascondere in sé il senso della vita, e lo fa attraverso la polaroid, forse l'unico mezzo espressivo veramente irriproducibile, più incisivo della vecchia pellicola, imparagonabile all'odierna fotografia digitale.
I suoi scatti si avvicinano più alla metodologia contemplativa che all'analisi, infatti l'artista ha una vera conoscenza filosofica che va dalla più antica cultura occidentale ad atmosfere zen dove tutto è perfettamente liscio e calmo, lontano da ogni idea di guerra e di aggressione. Nessuno spirito di violenza rivoluzionaria, nessun riferimento a tragedie di sorta.
Si avverte, invece, una lontana eco del surrealismo di Giorgio de Chirico e di Yves Tanguy: le loro ombre di statue nelle piazze, i personaggi immaginari sulle spiagge senza orizzonte, ma a differenza delle opere di questi pittori, l'atmosfera surreale si diffonde in spazi intimi e ristretti.
-
Euro Rotelli
EURO ROTELLI
BALLINBALENO: RISCATTI DI DANZA
a cura di Nicola Gentile e Olimpia Orsini
"Ballinbaleno" sono i gesti danzati, le movenze di ballo che riescono a splendere e scintillare e a non carbonizzarsi nel baleno predatorio della luce fotografica.
Riscatti di danza perchè lo scatto di Rotelli sembra essere un gesto duplice, un doppio atto, un ri-scatto, appunto, in cui il barbaglio fotografico saetta due tempi brucianti che sono sincronici, conficcati l'uno dentro l'altro : il primo lampo trascrive la sostanza abbagliante del corpo che danza e consiste nel vortice del ballo; il secondo bagliore, un po' più segreto, trascrive simultaneamente il respiro di quello stesso corpo, la sua esalazione faticosa nell'aspirata figura impalpabile e visibile, realizzata - nel velo dell'apparenza - secondo una calibrata animazione sensitiva, dettata dall'Anima Animale Animante, dallo spirito ferino nella carne aligera che mima una Potenza Cosmica Mutante ...
È grazie a questo ri-scatto che forse la danza e la spirale notturna del suo mistero si salvano, scolpiti nella pasta di questa luce cornuta. Riscatto e salvezza, dunque, nel ri-scatto artefice del fotografo, capace di quel gesto gemellare, di quello scatto a doppia punta di fuoco che illumina doppiamente, fino all'incandescenza, il corpo che danza e si ricrea mentre l'occhio lo contempla e gli si abbandona...
Nicola Gentile














































































































































.jpg)



.jpg)























