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ARAKI
Nasce a Tokio nel 1940 dove vive e lavora, e dove è ambientata la sua opera fotografica. Poeta dell’erotismo è il fotografo giapponese più provocatorio e dissacrante, apprezzato da collezionisti di tutto il mondo.
La sua ricerca è complessa, multiforme ma nello stesso tempo caratterizzata da una forte presenza scenica che la rende unica. Concentrata nella rappresentazione simbolico-rituale della sessualità, la sua arte è ricca di sfumature: la plasticità dell’amplesso, il volto delle donne, la bellezza cromatica dei fiori, in tutte queste variazioni di contenuti e forme, Araki trova il modo di confrontarsi con le tematiche a lui più congeniali, l’amore, il sesso, la femminilità.
L’azione creativa di Araki è continua, insistente ed energica.
La sua bulimia nei confronti dell’immagine è riscontrabile nel suo metodo di lavoro, assolutamente ritmico e voracissimo.
In tal senso, la serie delle polaroid a colori, mosaico fittissimo di piccole opere autonome, può essere considerata la parte più spontanea di tutta la sua arte, un variegato e parossistico universo visionario che riguarda sentimenti profondi nei riguardi delle donne. Nude e legate, messe in posa, le modelle di Araki possiedono una forza iconica, plastica ed estetica che si manifesta nella delicatezza delle linee del corpo e nell’espressività del viso. La sessualità che le vede coinvolte non
è mai violenta e prevaricatrice, neanche nelle situazioni di bondage feticistico e sadomasochistico.
Anzi, tutto è avvolto in una rappresentazione di altissima poesia visiva.
Opening 30 SETTEMBRE 2010 ore 19:00
ARAKI
a cura di Olimpia Orsini
Nasce a Tokio nel 1940 dove vive e lavora, e dove è ambientata la sua opera fotografica. Poeta dell’erotismo è il fotografo giapponese più provocatorio e dissacrante, apprezzato da collezionisti di tutto il mondo.
La sua ricerca è complessa, multiforme ma nello stesso tempo caratterizzata da una forte presenza scenica che la rende unica. Concentrata nella rappresentazione simbolico-rituale della sessualità, la sua arte è ricca di sfumature: la plasticità dell’amplesso, il volto delle donne, la bellezza cromatica dei fiori, in tutte queste variazioni di contenuti e forme, Araki trova il modo di confrontarsi con le tematiche a lui più congeniali, l’amore, il sesso, la femminilità.
L’azione creativa di Araki è continua, insistente ed energica.
La sua bulimia nei confronti dell’immagine è riscontrabile nel suo metodo di lavoro, assolutamente ritmico e voracissimo.
In tal senso, la serie delle polaroid a colori, mosaico fittissimo di piccole opere autonome, può essere considerata la parte più spontanea di tutta la sua arte, un variegato e parossistico universo visionario che riguarda sentimenti profondi nei riguardi delle donne. Nude e legate, messe in posa, le modelle di Araki possiedono una forza iconica, plastica ed estetica che si manifesta nella delicatezza delle linee del corpo e nell’espressività del viso. La sessualità che le vede coinvolte non
è mai violenta e prevaricatrice, neanche nelle situazioni di bondage feticistico e sadomasochistico.
Anzi, tutto è avvolto in una rappresentazione di altissima poesia visiva.
